Riprendo la penna in mano (o, meglio, mi reimpossesso di tastiera e spazio personale) e ricomincio a scrivere sul blog.
Dopo quasi un mese di stop.
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Attimi di luce
Ci sono giorni in cui tutto gira per il verso giusto.
Sono quelle volte in cui ti senti forte, sicuro delle tue capacità e ti sembra che nulla possa fermarti.
Il brutto di quei giorni e’ che, quasi sempre, finiscono e lasciano il posto a momenti di difficoltà.
Che, in base all’umore e alla dose di sfiga personale, assume varie sfumature. Continua a leggere
Dove eravamo rimasti?
Oh. Eccoci di nuovo a scrivere.
Riesco a trovare quei cinque minuti cinque di silenzio e calma in casa per potermi mettere al pc e raccogliere le idee.
La scorsa settimana verrà ricordata qui all’Interno londinese come la più rocambolesca e impegnata della (ancora per il momento) breve vita sociale della Saruccia. Continua a leggere
Calma e Sangue Freddo: My First 40′s!
Il giorno del mio 31esimo compleanno, oltre agli auguri e al regalo, ricordo che mia madre mi disse:
Ora, mi raccomando, cerca di comportarti come una persona seria che hai quasi 40 anni!
Per la serie vivi giorno per giorno e non stare a programmarti troppo la vita…
Ecco.
Se i rapporti con lei fossero diversi, probabilmente gli auguri oggi sarebbero stati in tema geriatrico, dati i precedenti.
Ma, visto come sono evolute ultimamente tra di noi le cose so gia’ che da lei non riceverò alcun tipo di augurio.
Difficile, quando si è deciso di negarmi qualsivoglia tipo di contatto.
Ma cambiamo decisamente tono.
Oggi sono tondi.
Progettando Sorrisi
Che quest’anno per me la parola d’ordine sia “Sorridi!” si è, forse intuito da un pochino.
Non so.
Sara’ la reazione agli anni difficili, agli strascichi di brutte situazioni non ancora terminate.
E sarà anche colpa del ricordo dei miei anni da impiegata in quel fashion job che di modaiolo e patinato aveva solo il nome e che, purtroppo, mi ha lasciato in eredità anni di aridità, di problemi lavorativi che hanno invaso, e minato pericolosamente, il mio privato.
E dire che mi sono sempre comportata anche troppo a favore di quel lavoro.
Andando in maternità con ampio ritardo, tornando prestissimo in ufficio, perdendomi, di fatto, tanti, troppi primi momenti della Saruccia.
Ma non volevo prendere questa piega amara, amarissima nel post.

È che la mente, a volte, prende delle curve, torna indietro, ripercorre quelle montagne tanto difficili da scalare.
Quelle che, una volta finita la scalata, ti lasciano senza forze.
Non lo nego.
Nonostante siano passati quasi 2 anni dalla fine di quel rapporto di lavoro così drammaticamente difficile, a volte, non riesco ancora a farmene una ragione.
Per come sono stata trattata.
Per il fatto di sentire, ogni tanto, quella sensazione di non essere più utile a nessuno.
Buttata come una cosa rotta.
Psicologicamente quella e’ una montagna che è ancora ben lontana dall’essere scalata.
Ma forse, se ne parlo, magari riesco a trovare il ritmo giusto per completare l’arrampicata.
Tornando alle cose più leggere, sara’ per tutta questa serie di motivi ma ho voglia di sorridere.
Ho voglia di scoprire, di meravigliarmi, di condividere le scoperte e di ritrovare me stessa.
Attraverso un sorriso.
Attraverso la complicità con mia figlia.
No.
Non sono inutile.
In questi quasi 2 anni ho scoperto che sono una mamma simpatica.
E imbranata.
Severa.
Ma anche complice.
E non ho perso un minuto dell’evoluzione di mia figlia.
Questa cosa la considero un grande dono.
E un ottimo punto di partenza.
Soprattutto in vista del mio prossimo traguardo di vita (i miei primi “anta”…).
E quindi progettiamo!

Le nostre mete più prossime saranno:
- una delle attrazioni di Londra che non abbiamo ancora visto (magari il Sea Life)
- Un musical (nella patria dei teatri mi sembra il minimo sindacale)
- Un parco tematico (sto cercando di convincerla ad optare per Legoland…ma Peppa Pig sembra avere un richiamo più forte…)
- E poi c’è Pasqua e le vacanze…ci aspettano tanti eventi, e la caccia alle uova!!
Dite che riusciremo a fare tutto?
Io ci spero…e intanto mi alleno a sorridere!
SPropositi per l’anno nuovo
Eccola: un’altra che se ne esce con la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo.
Eh no.
Niente liste chilometriche.
Nessun obiettivo fantasmagorico.
Tanto mi conosco.
Grasso che cola se spunto un paio di cose a fine 2013.
No quest’anno voglio poche cose.
Ma fattibili. Continua a leggere
…e soprattutto: Non perdere MAI la speranza
Strambo, questo 2012.
Per nulla facile, a tratti antipatico, incredibilmente scostante.
Pronto a tramare alle tue spalle non appena ne ha avuto l’occasione.
È stato un anno iniziato in salita, continuato col fiatone, con le gambe pesanti e il sudore sulla fronte. Continua a leggere
Il mio blog si veste di rosa
Riemergo dall’oblio nel quale sto lasciando il blog in questi giorni (mancanza di idee ma anche di voglia di scrivere, è un periodo strano, passerà prima o poi, magari un giorno mi sfogherò anche pubblicamente, chi lo sa…) per abbracciare un’iniziativa lanciata da Marco, meglio conosciuto come The Queen Father.
Da oggi l’Interno si veste di rosa.
Per dire basta.
Perchè non si può continuare a morire per un pregiudizio.
Ho deciso di indossare il banner.
Volete farlo anche voi?
Magari, a convincervi ci riesce meglio Marco con il suo toccante post che potete leggere cliccando qui.
Ora torno ai miei mugugni (magari riesco a farmeli passare…).
Ma voi coloratevi di rosa e ditelo forte:
#stophomophobia.
Tornando a casa
Per tutti la vita è come un ritorno a casa: commessi viaggiatori, segretari, minatori, agricoltori, mangiatori di spade, per tutti… tutti i cuori irrequieti del mondo cercano tutti la strada di casa. (Patch Adams)
Qualche giorno fa, cercando citazioni da utilizzare per Zebuk, mi sono imbattuta in questa frase.
E, non so perchè, ma mi si è come accesa una lampadina.
Perchè, a ben guardare io, la strada di casa, non l’ho ancora trovata. Continua a leggere
Come un piatto di Pancakes
Ve l’ho detto che Saruccia ha avuto un piccolo incidente con la bicicletta?
No?
Beh, è andata così:
Io ero in casa a preparare la cena, mentre lei e il Marito erano fuori con la bici.
Insomma, ad un certo punto, diciamo un dieci minuti dopo che erano usciti, li sento rientrare e mi arrivano dei lamenti.
Solo che non mi sembravano di dolore, quanto piuttosto piccoli lamenti dovuti ad una discussione con il papà (no, perchè, loro due si amano alla follia, ma litigano anche spesso).
E’ stato quando ha aperto la porta che ho capito di essermi sbagliata, e anche tanto: Continua a leggere







