La forma incerta dei sogni (212/365)

Mi chiedo se  avrò il coraggio di dirglielo. Se troverò le parole. Se saprò confessare di essere stata nella terra di Babbo Natale e di aver trovato la casa deserta, finestre chiuse, niente renne, niente Babbo. Forse parlerò piano e, se non mi sentiranno, tanto meglio. Io avrò detto la verità.
Non esistono gli eroi, papà. Mi dispiace.
Ma solo persone meravigl, irascibili e distanti, poi fin troppo vicine, che sanno toccarti il cuore raccontando una storia luminosa e a tratti oscura, sincera e a tratti distorta, che spiega come si resta vivi.

Inauguro questa settimana di inizio scuola, inizio dieta e, soprattutto, inizio di “vita” reale post lavoro (perchè i mesi precedenti, con la scusa dell’estate, mi è sembrata una vacanza lunga) con un libro che mi ha incuriosito dal titolo e la cui trama è riuscita in qualche modo a convincermi definitivamente ad acquistarlo.

E poi di sogni, ultimamente, ne ho un bel po’ da realizzare.
Vorrei provare a dare loro una forma più definita.
E voi ne avete, di sogni?

La forma incerta dei sogni, Leonora Sartori

eo ha sette anni e tanti piccoli desideri: leggere “Topolino”, ascoltare la canzone de “La storia infinita” e avere dei genitori come quelli dei suoi compagni di classe, che sgridano, danno castighi, guardano la partita o spettegolano al telefono con le amiche. Ma la sua famiglia è diversa: la domenica si scende tutti in piazza a manifestare contro la guerra, qualche volta si rimane dai nonni perché papà e mamma sono in giro per l’Italia con una mostra itinerante sui prigionieri politici; e poi ci sono quei maledetti adesivi che ritraggono sei uomini di spalle e che lei ritrova appiccicati ovunque, anche in camera sua. Quelle sagome ossessioneranno la sua infanzia, fino a quando, a vent’anni, Leo deciderà di capire chi erano veramente quelle persone, i sei di Sharpeville, e volerà in Sudafrica. Qui avrà la possibilità di conoscerli di persona: cinque uomini e una donna, accusati ingiustamente di omicidio dopo aver partecipato a una manifestazione in cui un console aveva perso la vita. Grazie a quell’incontro Leo farà una grande scoperta: gli eroi raccontati da suo padre non esistono, ci sono solo persone che fanno delle scelte e che sanno essere coraggiose, persone che se potessero tornare indietro forse quel giorno sarebbero rimaste a casa. Non ci saranno verità universali con cui tornare dai suoi, solo una storia dolorosa di soprusi e violenze nel Sudafrica dell’apartheid.

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Fallen (208/365)

E niente.
Sono totalmente dentro la letteratura fantasy indirizzata verso un certo tipo di lettori.
Non è che voglio tornare bambina.
E’ piuttosto una mia curiosità verso questo tipo di letteratura.
Stavolta mi è toccato in sorte (ma nemmeno tanto, visto che l’ho comprato io!), il primo libro della tetralogia creata da Lauren Kate, ovvero Fallen, che il prossimo anno diventerà anche un film prodotto dalla Disney.
E io, da brava secchiona, mi informo e leggo tutto prima dell’uscita nei cinema. :)

Fallen, Lauren Kate

In seguito a un tragico e misterioso incidente, Lucinda è stata rinchiusa a SwordEtCross, un istituto a metà fra il collegio e il riformatorio. Nell’incidente un suo amico è morto. Lei non ricorda molto di quella terribile notte, ma la sua ricostruzione dei fatti non convince la polizia. La vita nella nuova scuola è difficile: il senso di colpa non le lascia respiro, proprio come le telecamere che registrano ogni singolo istante della sua giornata. E tutti gli altri ragazzi, con cui è più facile litigare che fare amicizia, sembrano avere alle spalle un passato spiacevole, se non spaventoso. Tutto cambia quando Luce incontra Daniel. Misterioso e altero, prima sembra far di tutto per tenerla a distanza, ma poi è lui a correre in suo aiuto, e a salvarle la vita, quando le ombre scure che Luce vede in seguito all’incidente le si stringono intorno. Luce, attratta da Daniel come una falena dalla fiamma di una candela, scava nel suo passato e scopre che standogli vicino, proprio come una falena, rischia di rimanere uccisa: perché Daniel è un angelo caduto, condannato a innamorarsi di lei ogni diciassette anni, solo per vederla morire ogni volta… Insieme, i due ragazzi sfideranno i demoni che tormentano Luce, e cercheranno la redenzione.

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Wicked Lovely (203/365)

A proposito di nuove scoperte.
Per amore di curiosità (ma anche per “dovere lavorativo”) mi sto buttando nell’ultimo periodo sulla cosiddetta Young Adults Literature.
Ovvero su quel tipo di romanzi rivolti agli adolescenti.
Che, a dir la verità, hanno tutti qualcosa in comune con la Saga di Twilight
Insomma, sono un poco fantasy, un poco (ma poco) thriller, molto romantici…e c’è sempre l’incontro umana/o con qualcos’altro! :)
Questo è uno dei primi che leggo….magari prima o poi vi dico cosa ne penso!!! :D

Wicked Lovely, Melissa Marr

Aislinn vive con la nonna in una cittadina della provincia americana. La sua vita assomiglia a quella di milioni di ragazze, se non fosse che ha il potere di vedere le fate. Fate malvagie che infestano la città, creature pagane, maliziose e lascive che si presentano in bande a fare dispetti, divertendosi alle spalle degli umani. Aislinn ha imparato a proteggersi da loro facendo finta di non vedere, seguendo i consigli della nonna: non guardare le fate invisibili, non rivolgere loro la parola e non attirare mai la loro attenzione. Ma quando alcuni esseri fatati cominciano a seguirla da vicino, le regole diventano impossibili da rispettare e lei confessa il segreto alla persona più cara che ha: Seth, diciotto anni, piercing e il vagone di un treno abbandonato come casa, un ragazzo verso cui prova sentimenti che vanno al di là dell’amicizia. Il loro legame sarà messo a dura prova da Keenan, Re dell’Estate e guida del Regno Fatato, che vede in Aislinn la destinata a diventare la compagna della sua vita. Per lei diventa sempre più difficile allontanarlo, resistere alla sua bellezza abbagliante, ignorare quella strana e calda alchimia che la scuote in ogni parte. Il cuore di Aislinn è diviso: dovrà fare la sua scelta, in un conflitto tra amore eterno e amore terreno.

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Angelology (187/365)

Settimana prima delle ferie….noi non vediamo l’ora!
Io mi preparo all’evento prendendo il sole (o, meglio, cercando di accaparrarne una fettina sperando che la mia pelle tanto catarifrangente ne lasci passare almeno un pochino), sistemando casa (in ogni senso possibile e immaginabile)….e leggendo.
Tanto cos’altro ho da fare??? :D
La settimana la inizio in modo un po’ cupo….ma assai intrigante (almeno, questo libro mi ha incuriosito subito…qualcuno l’ha letto? cosa ne pensate?).

Angelology, Danielle Trussoni

Quando il padre l’aveva affidata alle suore francescane del convento di St. Rose, vicino a New York, Evangeline aveva soltanto dodici anni. In quella pace operosa, la bambina è diventata donna e ha poi scelto di prendere i voti. Adesso si occupa della biblioteca del convento, che ospita un’eccezionale collezione d’immagini angeliche. Ma, proprio in quel luogo apparentemente, Evangeline scopre alcune lettere, spedite negli anni ’40 dall’ereditiera Abigail Rockefeller a una suora del St. Rose: in esse vengono citati una misteriosa spedizione nella Gola del Diavolo, in Bulgaria, e il ritrovamento di un cadavere perfettamente conservato. Il cadavere di un angelo. Per Evangeline, quelle lettere sono il primo tassello di una storia che affonda le sue radici nella notte dei tempi: la storia degli angeli che hanno tradito Dio e della malvagità che è scesa sulla Terra con un battito d’ali: la storia dei Nefilim, le creature generate dall’unione tra gli angeli ribelli e i mortali; la storia degli angelologi, un gruppo di studiosi che, da generazioni, si tramandano il segreto dell’esistenza dei Nefilim e combattono contro di loro. E, soprattutto, la storia di uno strumento musicale di origine divina e dai poteri straordinari, uno strumento andato perduto e che ora Evangeline ha il compito di recuperare, prima che lo facciano i Nefilim. Perché il destino dell’umanità è nelle sue mani.

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IT (183/365)

Perchè, prima o poi, si devono affrontare le proprie paure.
E, a proposito di grandi paure, oggi ho deciso di incominciare a leggere questo enorme libro di Stephen King.
Enorme non solo per la lunghezza (1300 e più pagine), ma anche perchè, di fatto è una storia di quelle che ti restano impresse a vita.
E parlo per esperienza.
Perchè questa è, a tutti gli effetti, la mia seconda volta con questo romanzo.
La prima volta avevo 16 anni e il mio fratellino scrittore qualche mese.
Era agosto (per la serie A volte ritornano!).
E io, come succede ogni volta che leggo un libro di King, mi ero completamente immersa nel suo mondo “da paura”, abitato da personaggi problematici e da creature spaventose.
Non riuscendo MAI  a staccarmene. Leggi l’articolo completo

Autopsia Virtuale (172/365)

C’è chi d’estate legge Chick Lit.
Io mi concentro sul brivido (sarà forse per contrastare il caldo?).
E nemmeno quest’anno mi sono smentita.
Sui molteplici acquisti libreschi la maggior parte sono thriller. Più una mia vecchia conoscenza decisamente da paura, letta a 16 anni e mai più riaperta (si vede che ho voglia di affrontare le mie paure…e stavolta le affronterò pure in lingua originale…brr ma ne riparliamo magari tra due lunedì, che prima devo finire gli altri libri!).
Questa settimana la inizio con una mia vecchia conoscenza.
La Kay Scarpetta che, tra un’autopsia e l’altra, si diverte a cucinare delle pizze da urlo (con ingredienti di tutto rispetto, non vi preoccupate!!) :) Leggi l’articolo completo

Wednesday Mood (168/365)

Il mood di questo mercoledì sono le sorprese, quelle inaspettate e piacevolissime.
Come il libro che mi sono vista recapitare ieri dal corriere, opera delle mie care colleghe di Zebuk.
Ecco.
Oggi voglio lasciarmi trasportare dalla giornata.
Non programmo nulla, non mi carico di aspettative.
Vivo la giornata al meglio.
Come un dono gradito.

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Racconti africani (165/365)

Lo sfondo a questi undici racconti, certamente tra i più suggestivi che siano mai stati scritti sull’Africa, è il grandioso e lussureggiante paesaggio della Rhodesia, l’attuale Zimbabwe, dove Doris Lessing trascorse l’infanzia e l’adolescenza quando questa regione faceva parte dell’impero britannico. Le vicende si svolgono in anni in cui la questione razziale, non ancora esplosiva, incomincia ad affacciarsi alla coscienza dei figli e dei nipoti dei primi coloni inglesi: emblematico è il racconto intitolato Il vecchio Capo Mshlanga, in cui una ragazza inglese nata e cresciuta sotto “l’antico sole africano” si rende conto, a poco a poco, dell’infondatezza dei pregiudizi dei bianchi e scopre l’insopportabile solitudine alla quale ella stessa è condannata dalla barriera razziale. Vi sono racconti in cui è centrale il dramma dei neri, defraudati dalle terre e costretti ad assistere impotenti alla disgregazione del loro mondo tribale e ve ne sono altri in cui è messa a fuoco l’insicurezza serpeggiante tra i bianchi, soffocati dalla meschinità di un ambiente sociale ghettizzante e conformista. In questa splendida raccolta, che evoca magistralmente i sintomi di una crisi di coscienza di portata storica, Doris Lessing ha saputo delineare un dramma che, infine, assume un valore universale: “L’Africa ti insegna che l’uomo è una piccola creatura, in mezzo a tante creature, in un grande panorama.” Leggi l’articolo completo

Un filo d’olio (162/365)

O mammina che caldo allucinante!
Ma ti pare che alle 9 di mattina (e ripeto alle 9) uno va per aprire la portiera dell’auto…e si ustiona la mano??
Per come mi sento in questi giorni mi ci vorrebbe una bella crociera in Alaska (e, a proposito: tutta la mia solidarietà all’husky del mio vicino di casa…che, credo, prima o poi farà i bagagli e se ne ritornerà al Polo…!).

E quando è così caldo e tu non puoi uscire perchè non patentata (ma ancora per poco…quindi, ve lo dico subito: iniziate a guardarvi intorno con mooolta preoccupazione!) e il marito lavora (si si…je l’abbiamo fatta, almeno per uno dei due….e lavora solo di sera, che non è poi così male)…che fai?
Semplice: resti in casa. Magari guardi un po’ di tv. O giochi con la Saruccia. O fai shopping online.
E in quest’ultimo caso è cosa buona e giusta fare rifornimento libresco.

Oggi inizio a smaltire l’ultimo immenso ordine con il titolo più piccolo. Leggi l’articolo completo

Il casellante (154/365)

Sono indietrissimo con la tabella di marcia del postaday.
Certo, ho quel minimo di “giustificazione”, viste le giornate piene di cose da fare degli ultimi tempi.
Ma penso proprio che questa sarà la settimana del recupero, in ogni senso.
La vita scorre tranquilla, abbastanza serena e con una virata verso il positivo.
Mi sto dando da fare nel far circolare il mio cv e quello del marito.
Sto preparando una sorta di “allenamento” per la Saruccia in vista dell’inizio della Scuola Primaria (e, magari, del famoso progetto mai rinchiuso nel cassetto), con esercitazioni durante le vacanze di scrittura, lettura….e inglese (ma tranquille: è una roba leggera, fatta per gioco e senza sforzi).
Sto frequentando (online s’intende) un paio di corsi per ampliare le mie possibilità lavorative.
Pulisco, lucido (anche un po’ troppo).
Leggo e, lo confesso, mi sono pure lasciata andare allo shopping libresco sfrenato (15 libri….vi prego, FERMATEMI!!!).
E mi sto liberando di un sacco di cose.
Ma non le butto: le rivendo.
Da oggetti diciamo così “fashion” a cose più prettamente ciapinose.
Sto svuotando casa.
Perchè, come dire? non si può mai sapere cosa succederà domani!! Leggi l’articolo completo

Un uomo (153/365)

“Un uomo” è il romanzo della vita di Alekos Panagulis, che nel 1968 è condannato a morte nella Grecia dei colonnelli per l’attentato a Georgios Papadopulos, il militare a capo del regime. Segregato per cinque anni in un carcere dove subisce le più atroci torture, restituito brevemente alla libertà, conosce l’esilio, torna in patria quando la dittatura si sgretola, è eletto deputato in Parlamento e inutilmente cerca di dimostrare che gli stessi uomini della deposta Giunta continuano a occupare posizioni di potere. Perde la vita in un misterioso incidente d’auto nel 1976. Oriana Fallaci incontra Panagulis nel 1973 quando, graziato di una grazia che non aveva chiesto ma che il mondo intero reclamava per lui, esce dal carcere. I due si innamorano di un amore profondo, complice, battagliero. Lei lo affianca e ne condivide una lotta mai paga. “Il poeta ribelle, l’eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate o follie, anche se viene respinto e offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che opprime.”

Questa settimana inizia con il mio riavvicinamento, dopo qualche ann, ad Oriana Fallaci.
Perchè per molto tempo lei ha rappresentato un modello a cui ispirarsi.
Salvo poi osservare le sue ultime esternazioni con cautela e qualche dubbio.

Riprendo la lettura dell’Oriana che ho amato tanto perchè ho bisogno di essere carica.
Perchè,  prima di affrontare la discesa (che so essere vicina) ho bisogno della forza necessaria per superare quell’ultima parte di salita, la più ripida e faticosa.
E lei per me ha sempre rappresentato la donna forte che non si arrende mai.

(che poi lo so, alla fine della rilettura di questo libro sarò devastata….mi succede ogni volta…ma è un rischio che affronto volentieri).

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Gli arancini di Montalbano (150/365)

E niente.
Sono ancora in fase di semi catatonia.
O, meglio, vedendola in modo più positivo, sono in pieno mood vacanziero.
Per cui continuo ad essere a “orario ridotto” almeno sul blog.
La caratteristica dei libri che sto leggendo in questo periodo è che per me rappresentano tutti una carezza per l’anima.
Ho bisogno di qualcosa che curi la mia scarsa attitudine al sorriso.
E che siano anche portatori di qualche sano brivido. Perchè l’azione, il thriller, in questo momento, sono degli ottimi mezzi di distrazione.
E poi c’è lui, Montalbano.
Che mi strappa sempre un sorriso. Così leggero eppure così profondo.
Lui e Camilleri, non potevo proprio non aggiungerli alla lista di letture di questa nuova fase.

Ecco.
Oggi ho iniziato a leggere proprio questo libro qui: Leggi l’articolo completo

Cacao (146/365)

  « Le nuvole riempirono il cielo fino a che cominciò a cadere una pioggia pesante. Neanche un ritaglio di azzurro. Il vento scuoteva gli alberi e gli uomini seminudi rabbrividivano. Gocce d’acqua cadevano dalle foglie e scivolavano sui corpi. Solo i muli parevano non accorgersi della pioggia. Masticavano l’erba che cresceva davanti al magazzino. Nonostante il temporale la gente continuava a lavorare »

Ė la storia di un sergipano (abitante del Sergipe), che arriva a Ilhéus in cerca di lavoro. Vaga a lungo affamato ed impaurito per la città finché incontra una guardia di fronte al municipio che lo conduce in panetteria e gli regala un pane. Sarà la stessa persona, Roberto, che rincontrerà il giorno stesso e che, invitandolo in uno spaccio per mangiare una feijoada, incontra diversi uomini che erano seduti sul retro a mangiare e viene presentato ad uno di loro, il 98, che lo conduce da un certo colonel Misael che assumeva uomini per il lavoro nelle piantagioni. Con i soldi che i due nuovi amici gli procurano il giovane riesce a prendere il treno per Pirangi e, dopo un lungo viaggio, dove l’autore descrive con grande maestria cose e persone, il giovane arriva a destinazione e inizia il suo duro lavoro in compagnia di nuovi amici: il carpentiere Colodino, il mulatto João Grilo, il mulattiere Antônio Barriguinha, il negro Honório.
Ma ci sono anche i giorni di riposo e allora si fanno grandi bevute, specialmente di cachaça, si frequentano i bordelli, il dopolavoro, la lotteria e le ragazze, numerose protagoniste di questa storia così come lo sono i bambini che assumano sempre, nelle opere di Amado, un ruolo importante. Infine nascerà anche la coscienza di classe al quale seguirà un finale assolutamente autobiografico. (Fonte: Wikipedia).

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La resa del leone (141/365)

In un improbabile stato africano un ancora più improbabile console argentino viene coinvolto in uno strampalato e irresistibile intrigo internazionale. Nei giorni della guerra anglo-argentina per le Falkand-Malvinas, la relazione del console con la moglie dell’ambasciatore inglese sembra, per una serie di equivoci, al centro delle ostilità fra i due paesi. Una sarabanda di personaggi folli anima l’ultimo spicchio di guerra fredda nel Terzo Mondo: un leader nero marxista-rivoluzionario con uno speciale talento per la roulette; un profugo argentino scambiato per una spia, sempre scacciato da ogni luogo; un sultano arabo che lavora per Gheddafi, ubriaco di whisky pseudo-analcolico; un terrorista irlandese che passa il tempo a preparare ordigni esplosivi e a spacciare denaro goffamente falso; nonché scimmioni animati dei ricevimenti d’ambasciata, una Rolls Royce col motore di una Lada… Un caotico punto d’incontro fra vecchi e nuovi mondi, fra grandi utopie e grande cinismo, cambiamenti e restaurazioni, in cui sono ben combinati la comicità di un film chapliniano, l’ironia di una commedia sofisticata e la malinconia di un tango argentino. Leggi l’articolo completo

Non conosco il tuo nome (136/365)

«Lui aveva continuato a camminare. Le disse [...] degli ingorghi caotici che era riuscito a evitare, della processione di individui ignari che aveva incrociato. Le disse che era crollato come ai vecchi tempi quando aveva raggiunto una panchina nei pressi dell’East River, dove il suo corpo aveva ceduto. Le disse che aveva appallottolato la giacca a mo’ di cuscino e che si era tolto la cravatta, sudando malgrado il freddo. E che un’ora dopo si era svegliato, inorridito. “È tornata” disse».

La mia wishlist libresca è lunghissima.
Decisamente troppo.
Non so se riuscirò mai a leggere tutti i libri che ci sono segnati (anche perchè trattasi di lista molto mobile, che aumenta con l’aumentare delle nuove uscite o della scoperta di autori mai presi in considerazione prima. Perchè, da questo punto di vista, non ho davvero nulla da invidiare a Becky Bloomwood. Anch’io, come lei, prima o poi, trovo nuovi campi e orizzonti dove sfogare le mie voglie shopaholiche…nel mio caso solo ed esclusivamente in fatto di libri). Ma, ogni tanto, riesco a spuntare qualche titolo. Leggi l’articolo completo

Mattatoio n.5 (127/365)

E’ tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di far uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
Io ci tornai veramente, a Dresda, con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica), nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell’Ohio, ma c’erano più aree desete che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate di ossa umane.

Vi è mai capitato di avere il desiderio di leggere uno o più libri, ma di non decidervi mai ad iniziarli perchè non vi ritenevate “pronti” ad affrontarli?
A me succede ogni tanto.
A volte è per colpa dell’autore (che magari reputo troppo “serio” rispetto al mio modo di vedere le cose); altre volte è l’argomento a frenarmi.
Altre volte è “colpa” del mio stato emotivo del momento. Ci sono semplicemente periodi che preferisco dedicarmi a letture senza troppi pensieri.
Il libro di questo lunedì appartiene proprio alla categoria “Romanzi da leggere prima di morire”…
E stavolta ho pure trovato il “coraggio” per iniziarlo! :)
Si vede che sono nel pieno del mio periodo impegnato, perchè oltre a Mattatoio n. 5 leggo anche la Doris Lessing in questi giorni.

Ma non preoccupatevi: non inizierò a filosofeggiare o a parlare per citazioni.
Sotto sotto resto sempre la solita Silbi.
Quella che legge con la medesima voracità Saramago e la Kinsella.
E che ama sbirciare i libri della propria libreria con tenerezza.
Come si fa con le fotografie.

Buon inizio settimana!

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Il maggio di Zebuk (122/365)

Black Notebook with pencil - Stock Photo by tipofi

E’ qualche mese che, su Zebuk , ci piace provare a presentare le recensioni in modo più omogeneo.
Lo facciamo dandoci dei temi mensili.
Questa volta le scelte sono ricadute su l’Amélie Nothomb come autore del mese, sui Mezzi di trasporto per la categoria bambini, e sui Diari di viaggio per i consigli dello staff.
In effetti, se avete prestato attenzione ai consigli di lettura delle settimane precedenti dell’Interno, avrete notato che, qualche anticipazione sui temi, ve l’avevo già data (ma molto nascosta!!). Leggi l’articolo completo

Fragola e Cioccolato (121/365)

L’Avana, vent’anni dopo il trionfo della rivoluzione castrista. David, militante dell’Unione dei Giovani Comunisti, si imbatte in Diego, un omosessuale che ostenta la propria scandalosa diversità e lo accomuna alle opere d’arte e alle manifestazioni culturali avversate dalle autorità. Tra pregiudizi pubblici e pregiudizi privati, non ci si aspetterebbe granché da questo incontro. E invece quella che si sviluppa tra David e Diego è una brillante storia di amicizia e di tolleranza: una storia che non a caso, nelle diverse forme che ha già assunto (prima il racconto, poi le numerose riduzioni teatrali, infine il film), è diventata una vera e propria bandiera della resistenza a tutte le intolleranze.

Quando frequentavo l’Università avevo un gruppo di amici con i quali si andava spesso a vedere film a bassissima affluenza di pubblico.
Non perchè fossimo un gruppo snob.
Semplicemente ci piaceva soffermarci sulla storia e, a prescindere dalla popolarità degli attori, o del regista, o ancora del budget impiegato per girare il film, se il “gioco” valeva la candela…beh, noi eravamo in prima fila, popcorn alla mano, a gustarci ogni singolo fotogramma.
Ogni tanto, certo, abbiamo preso delle cantonate pazzesche.
Ma non con Fragola e Cioccolato.
Un film poetico, divertente e drammatico allo stesso tempo.
Un inno contro qualunque intolleranza e forma di razzismo.
Ecco.
Il libro di oggi è il padre di quel film (o, meglio, una volta tanto si è deciso di portare al cinema la riduzione di un gran bel romanzo).
E io me lo inizio a leggere con vero piacere.
In memoria dei tempi passati.

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Causa di forza maggiore (114/365)

Nell’esistenza di un individuo assolutamente normale irrompe l’imprevisto: uno sconosciuto sceso da una Jaguar suona alla porta di casa, chiede di fare una telefonata e viene colpito da infarto appena composto il numero. Un segno del destino? Un complotto? Una sfida? Baptiste Bordave non sta a porsi troppe domande e, ispirato anche da una vaga somiglianza con il defunto, si impadronisce dei documenti, dei soldi, della macchina e cambia vita per sempre. Romanzo d’amore? Storia di spionaggio? Manuale per estremisti dello champagne? Ancora una volta Amélie Nothomb sovverte tutte le regole del gioco letterario, e affascina i lettori con una vicenda avvincente ed eccentrica, in cui il culto per le bollicine dorate ha un ruolo fondamentale.

Non ho nulla contro la noia, ma annoiarsi ed essere anche costretti a manifestare interesse, che piaga!  (Amélie Nothomb). Leggi l’articolo completo

Verdi colline d’Africa (105/365)

Pubblicato a New York nell’ottobre 1935, Verdi colline d’Africa è il diario narrativo di un safari che Hemingway fece in compagnia della moglie nel 1934. Scopo dello scrittore era di scrivere “con precisione e verità” il mondo dell’Africa e il mondo della caccia. Non mancano tuttavia conversazioni sull’arte dello scrivere e riferimenti alla tradizione letteraria americana. Ne risulta un romanzo appassionante che, pur registrando fedelmente la realtà, ha tutta la forza e il fascino dell’opera di fantasia di un grande narratore.
Un libro — scrisse il «Times Literary Supplement» — “che è espressione di una profonda gioia per la vita in Africa. Il gioco della caccia è una parte intensa di quella gioia, ma c’è qualcosa di più: c’è il colore e l’odore del paese, la compagnia degli amici… e la sensazione che il tempo ha cessato di importare”. Leggi l’articolo completo

Viaggio in Portogallo (100/365)

“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di colui che vede e di quel che è visto… Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio”.

Si vede che ho bisogno di una vacanza, si?
Intanto, per “allenare la mente”, faccio qualche viaggio con la fantasia.
E visto che i libri sono la mia droga preferita….ne approfitto!
La settimana la voglio iniziare viaggiando (ma non è detto che non succeda anche lunedì prossimo…diciamo che in biblioteca sono stata fatalmente attratta da libri di un certo tipo…!) :)
Partiamo dall’Europa.
E da Saramago.
E’ il primo suo libro che leggo. E non sono mai stata in Portogallo.
Dite che potrei provare ad andarci, magari per un weekend?

P.s. Evviva, ho raggiunto quota 100 dei post del challenge! Ma quanto sono felice??? :)

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Il terrazzino dei gerani timidi (93/365)

Il lunedì è sempre un po’ pesante per me, ma anche per il resto dell’umanità presumo.
E’ che proprio il fatto di ricominciare con la sveglia presto, il traffico, le cose da fare a lavoro, i figli da portare a scuola, i pranzi da preparare la sera prima è stancante.
Che poi, non so voi, ma il weekend difficilmente lo passo a pelle di leopardo sul divano: e fai le lavatrici, e stendile e stira i panni asciutti e pulisci e vai a fare la spesa.
Spesso mi ritrovo il lunedì mattina ad essere quasi più stanca del venerdì pomeriggio.
E allora cosa c’è di meglio che iniziare la giornata, e la settimana, con un nuovo libro da leggere? Leggi l’articolo completo

L’Estrazione del Giveaway (86/365)

E ci siamo.
Visto non mi sono dimenticata!!
Innanzitutto volevo ringraziare tutti di cuore per aver partecipato (e, onestamente, non pensavo di avere così tante adesioni…).
Perchè a questo primo giveaway ci tenevo tanto.
Sia perchè era la prima volta dell’Interno (e quindi ha un suo valore sentimentale), ma soprattutto perchè si regala un libro.

Col fido random.org ho estratto molto casualmente il vincitore.

E il buon Camilleri sarà destinato ad allietare le prossime ore di:

Antonella di Attimidiletizia

Complimenti!!! :)

A questo punto passiamo alle cose pratiche:

Inviamo una mail all’indirizzo silbi_etta@live.it con il tuo indirizzo….così spero di spedirti il libro a partire da questo giovedì. :D

A tutte le altre:

Grazie ancora per aver risposto all’appello e….chissà, magari potrei far partire un altro giveaway tra non molto….. ;)

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Il 1° Giveaway dell’Interno 105 (82/365)

O

Coffee Book Session - Stock Photo by ugaldew

Oggi è la Giornata Nazionale per la Promozione della Lettura, lo sapevate?
E’ stata istituita due anni fa.
Ma, diciamocelo, non mi pare che venga pubblicizzata più di tanto.
Ho visto solo ieri, un po’ per caso, uno spot che me l’ha ricordato.
E’ che credo proprio che certe iniziative passino sempre un pochino in sordina.
Almeno rispetto a tanti altri argomenti.
E attenzione: mica mi riferisco alle notizie catastrofiche che arrivano da ogni parte del mondo.
Le notizie che surclassano quelle di stampo culturale sono le solite, quelle che rientrano nel tema “gossip-tette-culi”.
Siccome io vivo per leggere, invece, ci tengo a ricordarvelo. Leggi l’articolo completo

La ninna nanna de la Guerra (73/365)

 

Pondering - Stock Photo by stockers9

Sto mantenendo la promessa di questa mattina e, per quanto possibile, mi sto godendo il compleanno.
Una roba tranquilla, nulla di eccezionale.
Ed è in preparazione la cena, assolutamente casalinga, e tanto orientale (ma all’italiana, nevvero…).

Pensando ai post che ho scritto in questi giorni per Zebuk, mi è venuto in mente quello relativo ai libri per unire l’Italia.
Avevo suggerito di inserire un autore dialettale e personalmente il primo nome che mi era venuto in mente è stato Giuseppe Gioacchino Belli e suoi irriverentissimi Sonetti.

Ma anche Trilussa, che io ho sempre adorato.

Ed è proprio di Trilussa la poesia che mi autodedico oggi.
Che non è allegra per niente.
Ma nonostante sia stata scritta nel 1914 è tristemente moderna e d’attualità: Leggi l’articolo completo

Inquietanti frequentazioni familiari (69/365)

Che, ok, il mio neurone ancora non si è ben ripreso (credo sia convinto che sia ancora notte inoltrata…fate un pochino voi..).
Ma non potevo non pubblicizzare oggi la seconda inquietudine familiare.
So che non mi avete preso per matta perchè vi ho messo la foto di copertina proprio li in alto.
E’ uscito il secondo thriller scritto da quell’anima in pena di mio fratello (Luigi: senza rancore, eh…) :) Leggi l’articolo completo

Il ritratto dell’artista da giovane (59/365)

Books - Stock Photo by porah

Questo post nasce dopo una chiacchierata virtuale con le mie “colleghe” di zebuk.
Si parlava di iniziative da proporre sul neonato forum e, ad un certo punto, la discussione è deviata sui libri che non siamo riusciti a terminare, per un motivo o per un altro.
Io ne ho un paio, forse 3 abbandonati lungo la strada…e un pochino mi dispiace. Leggi l’articolo completo

Quel che il giorno deve alla notte (51/365)

Ricordate qualche tempo fa parlavo, in modo molto velato (ma non troppo) di quello che succedeva nel paese del marito?
Come avete potuto vedere anche voi, l’onda rivoluzionaria si è ampliata a macchia d’olio in un po’ tutti i paesi con un regime dittatoriale, o quasi.

Il che se da un lato può solo che fare piacere (perchè è evidente che, se sei in una situazione di sofferenza e hai paura di ribellarti e poi vedi che chi è più o meno nella tua stessa situazione si ribella e riesce pure a liberarsi dal dittatore beh…la forza di ribellarti viene pure a te..!), dall’altro non può che destare qualche preoccupazione.
Soprattutto per il “dopo”. Leggi l’articolo completo

Cose preziose (50/365)

 

"Jewellery Box" - Stock Photo by the_mutt

Come vi ho detto qualche giorno fa, il weekend passato sono stata impegnata a dare una bella pulita a casa.
Tra le mille e una cose trovate e smistate c’era anche una scatola, che a dirvela tutta, non mi ricordavo per nulla.
L’ho aperta e dentro ho trovato un pezzo del mio passato: Leggi l’articolo completo

Un anno di Zebuk (41/365)

 

"Cupcake" - Stock Photo by nazreth

E’ trascorso un anno.
Di già?
E’ proprio vero che, quando ci si diverte il tempo vola!
Di cosa parlo?
Eh.
Il 14 febbraio del 2010 iniziava l’avventura di Zebuk.
Ricordo ancora quando, in tempi non sospetti la Cinzia mi mandò un messaggino che diceva, più o meno: “Ciao, stiamo pensando di aprire un blog che parli di libri. Ti andrebbe di partecipare?”. Leggi l’articolo completo