
Oggi parliamo della festa del papà.
No, adesso non iniziate a pensare cose del tipo
Appero quanto mi è rimasta indietro con gli argomenti questa poraccia!
E insomma, vi ho accennato nel post precedente che ho frequentato questo corso di Hospitality.
Va beh, ma perché proprio un corso del genere?
Vi spiego: da quando sono a Londra, mi sono iscritta al JobCentre, che è una specie di Centro per l’Impiego (con la differenza che questo funziona. A sentire i londinesi non va bene…ma avendo sperimentato la versione nostrana io mi accontento!).
Tutte le persone con le quali ho parlato mi dicevano:
Vai al JobCentre e chiedi il JSA (che in pratica e’ una sorta di disoccupazione).
Solo che c’erano due ma, ovvero:
Anyway, alla fine ci sono comunque andata perché ho pensato che avrei almeno avuto indicazioni su come muovermi.
E infatti non percepisco soldi ma, nel corso dei mesi mi hanno sistemato il cv, mi hanno fatto un training su come sostenere un colloquio, mi hanno anche indirizzato verso i voluntary jobs.
Fino al giorno in cui mi hanno proposto di frequentare questo corso.
Che rappresentava una possibilità per ampliare il mio raggio d’azione lavorativa.
E, con il fatto di poter sostenere un training in un hotel mi sembrava anche un ottimo modo per capire come funziona da queste parti.
E così ho accettato e sono andata a fare l’assessment nella sede dove sarebbe iniziato il corso.
Un librone di test, da fare in un’ora per stabilire il livello.
E poi è iniziato.
I compagni d’avventura erano assai variegati e particolari:
Si passava dal 18enne fresco di diploma al 58enne ex manager rimasto a spasso.
Nel mezzo tante storie simili alla mia.
In alcuni casi la voglia di ricominciare era tanta.
In altri era soltanto una finzione…ma il mondo e’ bello perché è vario, no?
La tutor, una 27enne simpatica e assai alla mano e’ riuscita sempre (e a volte con una santa pazienza) ad avere l’attenzione di tutta la classe.
Lo ammetto: un po’ mi mancano le lezioni.
E il contatto con gli altri compagni.
Sarà che alla fine passo parte delle mie giornate in solitaria ed era un ottimo modo per socializzare.
O forse si tratta di quella voglia, mai sopita, di riprendere a studiare per dare un senso a tutti gli anni spesi all’Universita’.
Si, probabilmente e’ un mix delle due cose.
Ed e’ per questo motivo che non ho intenzione di perdere il momento.
Eh beh…sto facendo qualche giro informativo in alcuni colleges e università.
Mi sa tanto che a settembre Sara non sarà l’unica in famiglia ad avere dei compagni di classe!
Riprendo la penna in mano (o, meglio, mi reimpossesso di tastiera e spazio personale) e ricomincio a scrivere sul blog.
Dopo quasi un mese di stop.
Ci sono giorni in cui tutto gira per il verso giusto.
Sono quelle volte in cui ti senti forte, sicuro delle tue capacità e ti sembra che nulla possa fermarti.
Il brutto di quei giorni e’ che, quasi sempre, finiscono e lasciano il posto a momenti di difficoltà.
Che, in base all’umore e alla dose di sfiga personale, assume varie sfumature. Continua a leggere
Qualche anno fa (forse qualcuno in più), mi è capitato di soggiornare un weekend con la mia famiglia in un hotel del nord Italia.
Aprendo il cassetto del mio comodino trovai un libro:
La copertina, ingiallita dal tempo, recitava
La figura e l’arte di Charlie Chaplin.
L’autore, Serguei Eisenstein.
Non avendo portato con me alcun tipo di lettura, lo presi come un segno del destino. Continua a leggere

Scrivo poco.
È che sono come esaurita.
Ma giusto un filo…
Due settimane a tu per tu con Saruccia sono un’esperienza devastante.
Che mi ha riportato indietro a quando non andava a scuola. Continua a leggere
Oh.
Lo vedi che ad essere positivi si chiama altra positività?
Ho giusto scritto ieri un post per due volte. La seconda era più ottimista e l’ho pubblicato.
E oggi è una splendida giornata di sole.
Freddina.
Ma soleggiata.
E a me basta per avere il sorriso e la calma necessari per affrontare un weekend a tu per tu con la piccola peste.
Ma parliamo di oggi. Continua a leggere
Questo post l’ho riscritto due volte.
La prima versione parlava dei miei lamenti riguardo la neve d’aprile di ieri, caduta su Londra.
Poi, però, me lo sono riletto.
E mi sono depressa ancora di più.
E allora, che si fa?
Si riscrive tutto da capo.
Cioè, intendiamoci:
Quello che vedo dalla finestra ora è di suo un filo deprimente (ma almeno non cadono fiocchi).
Però…
Ecco c’è un però. Continua a leggere